I PRODUTTORI DI MERCATOBRADO NON SONO CERTIFICATI BIOLOGICI. SONO AUTOCERTIFICATI GENUINI.


mercoledì 30 maggio 2012

MERCATOBRADO, DOPO L'ASSENZA DI MAGGIO PER LA PARTECIPAZIONE A GENUINOCLANDESTINO IN PUGLIA, TORNA A GIUGNO CON DUE DATE:IL 3 E IL 24.
SEMPRE NEL GIARDINO DEL CSA GERMINAL CIMARELLI, VIA DEL LANIFICIO 19 A TERNI,SEMPRE DALLE 11 A SERA E SEMPRE CON UN BEL PRANZO DI DEGUSTAZIONE DEI PRODOTTI.
NEL POMERIGGIO ASSEMBLEA APERTA A CHIUNQUE SIA INTERESSATO PER LA CAMPAGNA "TERRA BENE COMUNE_LA TERRA E' UN NOSTRO DIRITTO, NOSTRO DOVERE E' DIFENDERLA PER VIVERLA"

lunedì 12 marzo 2012


La vendita di terreni demaniali e la tassazione dei piccoli produttori: lo smantellamento della sovranità alimentare.


Abbiamo scelto di vivere le campagne molto spesso dopo aver provato le città, luoghi stretti, maleodoranti, caotici e dai ritmi troppo frenetici; abbiamo scelto le campagne per l'armonia, il silenzio, gli odori caratteristici e i tempi dettati dalle stagioni e dal sole.
Abbiamo scelto le campagne per viverle, per rispettarne le caratteristiche, per conoscere e preservarne le biodiversità, le culture e le storie, per ridargli voce.
Abbiamo scelto le campagne per lavorarci, per trasformare impegno e sudore in prodotti genuini, per gestire il tempo del lavoro e quello delle passioni e dei piaceri, così da poter offrire a noi stessi e a chi ci vuole conoscere sapori persi, manualità dimenticate, saperi abbandonati.
Lo Stato sceglie di toglierci le terre vendendole, le amministrazioni decidono di punirci perchè forniamo cibo.
E così nel decreto-liberalizzazioni il Governo inserisce  l'art.66 che prevede la vendita dei terreni demaniali, sottraendoli agli usi collettivi, ai pascoli, alle passeggiate, ai parchi, agli orti, luoghi che tutti noi viviamo, condividiamo, coltiviamo, e non solo in campagna.
Mentre dall'altra parte si preme sulle Regioni e Comuni perchè recuperino più soldi possibili attraverso provvedimenti capestro come il “Documento unico di regolarità contributiva” promosso dalla Lega Nord per l'Umbria, che prevede la tassazione degli ambulanti, non permette la libera vendita dei frutti della terra e la loro trasformazione.
Basta banchetti di frutta e verdura, basta apetti con patate o asparagi lungo le strade, basta con i piccoli pecorari e i loro pecorini.
Tassare i piccoli produttori vuol dire questo, mettere fine ad una cultura lunga secoli di una produzione per la sussistenza dove quel poco in più viene scambiato o venduto ad un prezzo equo ed onesto sia per il produttore che per il consumatore, eliminando i passaggi intermedi della grande distribuzione (distruzione?).
Tassare un piccolo produttore vuol dire sottoporlo all'adattamento dei locali, in nome di una sicurezza alimentare che autorizza la commercializzazione di mozzarelle blu o a pois, spese che nessun privato potrà mai permettersi di realizzare o di mantenere aggiornata.
Abbiamo scelto di offrire prodotti genuini e clandestini non perchè vogliamo avvelenare i consumatori, essendolo anche noi, ma perchè non possiamo stare alla loro burocrazia, né per indole né per i costi esagerati che questa prevede. 
Perchè attaccare i piccoli produttori sottoponendoli all' adattamento dei locali di lavorazione e alle tante e costose certificazioni?  Bhe perchè bisogna garantire la sicurezza dei cibi che mangiamo!!  In nome di una sedicente sicurezza del cibo  tutta a norma di legge ma che fa arrivare sulle tavole mozzarelle a pois e intossicazioni alimentari. A questa sicurezza alimentare noi abbiamo scelto la responsabilità della produzione contadina genuina, abbiamo scelto di rifiutare la burocrazia in nome delle relazioni sociali e della conoscenza reciproca che ci permette di fidarci. Abbiamo scelto che le nostre case e luoghi di lavoro sono aperti a chiunque voglia condividere e conoscere il modo in cui autoproduciamo cibo. 
Abbiamo scelto di essere genuini clandestini in una selva di commercianti di cibo chimico, studiato, realizzato molto spesso lontano dal sole, per dire “questo l'ho fatto io, vieni a vedere”, per potere offrire sapori differenti, veri.
Così veri da essere genuini, così veri da essere considerati clandestini.
Vendere le terre e tassare i piccoli produttori vuol dire che stato e amministratori han scelto di attaccare la sovranità alimentare, e con essa usi e costumi, in nome del profitto dell'agroindustria, dell' agricoltura intensiva e degli affari di borsa.
Terra, animali, ortaggi e contadini sono messi a lato in nome del dio denaro.
Il cibo sarà igienicamente sicuro, ma che sapore avrà? Farà ugualmente bene alla nostra salute?
Nessuno può nè deve mettere il profitto prime delle donne e degli uomini, vendendone le terre o tassandone la sopravvivenza sociale ed economica.
Mercatobrado_Terni

lunedì 27 febbraio 2012

CONTRO LA SVENDITA DELLE TERRE COLLETTIVE


ACCESSO ALLA TERRA E DIFESA DEI TERRITORI DALLA SVENDITA STATALE

LE TERRE PUBBLICHE NON APPARTENGONO ALLO STATO
LO STATO NON PUO’ VENDERE LE NOSTRE TERRE.
LE TERRE PUBBLICHE SONO UN BENE COLLETTIVO CHE ALLA COLLETTIVITA’ VA LASCIATO!

PER IMPEDIRE LA VENDITA DELLE TERRE DI PROPRIETA’ PUBBLICA PREVISTA DALL'art.66 (Dismissione di terreni demaniali agricoli e a vocazione agricola) 
PERCHE’:

La terra non può essere concepita in termini di possesso, perché è proprio in nome della proprietà privata e del profitto che le nostre terre sono ad oggi continuamente violentate, avvelenate e mostruosamente cementificate.

E’ un dato di fatto che dal profitto, ricavato dalla vendita dei beni comuni, non ha mai tratto vantaggio la comunità a cui quei beni dovrebbero appartenere.

Non crediamo alla favola del voler riavvicinare alla terra i giovani agricoltori, avrà più facile accesso alla terra solo chi se la può permettere; questa manovra è l’ennesima minaccia a ciò che resta delle piccole agricolture.
Nella norma stessa si fa riferimento ad un vincolo agricolo per 20 anni, successivi ed eventuali cambi di destinazione d’uso delle terre ne confermano la teoria.

E’ ridicolo voler far credere che una manovra simile, le cui risorse nette derivanti equivarrebbero a circa 6 miliardi di euro, possa contribuire al risanamento di un debito pubblico che si aggira sui 1800 miliardi( proprio mentre in Val di Susa si costruisce un mostro il cui costo PUBBLICO supera i 30 miliardi.)

Difendiamo l’autogoverno delle comunità locali attraverso la rivendicazione dello strumento, pratico e giuridico, delle comunanze. Sebbene il concetto dei diritti esercitati collettivamente è estraneo alla giurisprudenza moderna, le comunanze hanno storicamente conservato e migliorato il loro patrimonio, mentre l’identità d’impresa, dal dopoguerra ad oggi, ha significato sposare valori legati al paradigma capitalista dello sviluppo cioè i valori della massimizzazione del profitto, della competitività del mercato, dell’ottimizzazione dell’efficienza produttiva in funzione dell’interesse economico privato e della rendita.

Proponiamo la rivitalizzazione degli usi civici, il coinvolgimento diretto delle comunanze agrarie del nostro territorio in un percorso di riappropriazione delle terre collettive, la creazione di nuove comunanze agrarie anche a ridosso dei grossi agglomerati urbani per la progettazione e gestione sulle stesse.

Un paese che vende le terre agricole pubbliche rinuncia definitivamente alla propria Sovranità Alimentare, perde la capacità di produrre cibo locale e di qualità, sceglie di perdere le culture e la storia ad esso legate.



"Il collettivismo agrario che contraddistingue le Comunanze, i Domini collettivi, le Università agrarie e le altre associazioni agrarie di uso civico, non costituisce un residuo storico del passato, ma rappresenta una risorsa antica ed attualissima per la nostra Regione.
Infatti, la loro forte concentrazione nel territorio regionale, concorre attivamente al consolidamento delle attività economiche, all’attuazione di interventi di salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente, alla conservazione del patrimonio monumentale.
In secondo luogo, nell’attuale fase di sviluppo delle aree rurali, alle associazioni agrarie va riconosciuta la capacità di far nascere indotti nella manifattura familiare, artigianale e nel settore dei servizi del sistema locale." da Uncem Umbria Marzo2011.

Info e contatti
MERCATOBRADO: mercatanti@gmail.com
TERRA FUORI MERCATO: terzo sabato del mese Ponte San Giovanni, Perugia
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE POPOLARE ORVIETO:
LA TERRA COMUNE: laterracomune@gmail.com
CIRCOLO NOVA ISLAND: madonna alta, Perugia

domenica 19 febbraio 2012

MercatoBrado è un luogo di confronto, discussione e degustazione di prodotti genuini ed autoproduzioni.
Si comincia con un pranzo collettivo e condivisibile per poi incontrare produttori, trasformatori, artigiani o scambiare “avanzi domestici”, MercatoBrado riunisce infatti autoproduzioni e baratto.
MercatoBrado è rivolto a consumatori e non a consumisti, a coloro che sanno o sapranno apprezzare il lavoro della terra, il sudore, le lacrime e le gioie nelle coltivazioni su piccola-piccolissima scala, appena fuori dalla sussistenza, dove la garanzia dei prodotti sta proprio nel “Io mangio-Tu mangi”, nessun contadino mangerebbe mai frutti o verdure trattate, sebbene le abbia trattate lui sapendo cosa si nasconde dietro tal concime; a coloro che sanno o sapranno sorprendere le loro papille gustative di sapori veri, originali, pieni di carattere, che avranno il piacere di confrontarsi tra salamoie e salse, tra creme e marmellate, che ricorderanno le giornate passate a guardare i nonni intenti a sbollentare pomodori e sterilizzare vasetti; a coloro che sanno o sapranno curiosare in una borsa o dietro uno specchio, che vorranno sedersi e sfogliare un libro, che gioiranno nel riprendersi un po’ di quel tempo che ci è stato rubato tra un te’ e un sottofondo musicale, senza preoccuparsi dei propri figli intenti a divertirsi con altri bambini.
MercatoBrado non è altro che uno spazio rubato al tempo, dove ognuno è se stesso lontano dal caos e dal ritmo frenetico della giornata, è un luogo in crescendo.
I produttori di MercatoBrado non sono certificati biologici, sono autocertificati genuini, una pratica consolidata di garanzia per il produttore e il consumatore, le schede di autocertificazione sono compilate dal produttore stesso, che è tenuto ad esporla sul banco, il consumatore è invitato a leggerle, a confrontarsi con il produttore e ad integrarla se lo ritiene necessario.
Il confronto tra produttori e consumatori è il motore di questo progetto, durante ogni mercato, poco dopo pranzo, c’è una riunione aperta con i produttori dove si possono scambiare informazioni, consigli, risolvere dubbi, crescere, sia come progetto che come persone, per creare un’alleanza.
I produttori di MercatoBrado effettuano lo scontrino etico, un prezzo equo sia per i piccoli coltivatori o trasformatori che per i consumatori, portatori di consapevolezza e attori di una scelta che non li vede spettatori del modello agroindustriale ma conservatori di saperi legati alla terra e al proprio patrimonio. Ed è per questo che noi organizziamo questo mercato: perché crediamo che il cibo non possa essere considerato una merce. La terra non è e non sarà mai un supermercato. È un bene comune. Il suo destino naturale è l’uso e il godimento comune.
I contadini non sono produttori di merci, sono guardiani della terra e della nostra sopravvivenza comune. Ed è per questo che il prodotto che acquisterai  oltre al suo valore intrinseco porta con sè un importantissimo valore sociale.
MercatoBrado aderisce alla campagna nazionale Genuino Clandestino, movimento di resistenza contadina.